Monthly Archives: November 2015

Ti Presento il Mio Paese – Polonia e Portogallo

Ciao tutti,

last week, on the 18th of November , Vicolocorto did a cooperation with the Biblioteca San Giovanni called “Ti Presento Il Mio Paese “ to let the EVS-Volunteers  of the organisation present their own country to the people of Pesaro and show somethings unusual information.

DSh_TPMP_005A lot of people went there to get to know more about Portugal and Poland, so far it
was a great success but we wanted to know how it was for the volunteers who where presenting.

CARLOS

Q1: How were your feelings to present your country to the Italian audience?

A1: I was feeling proud, confident and actually quite relaxed, despite my presentation was in Italian which I’m not that comfortable with but it turns out to be very calm and eloquent (I think).

Q2: Can you mention one important point from your presentation that you would like our blog readers who didn’t attend to the presentation at the Biblioteca San Giovanni to know about your country?

A2: No. I think if you want to know you have to see it, so for those who didn’t manage to go and also for those who made DSh_TPMP_034their brilliant presence in the Biblioteca, just go to Portugal and see for yourself!

Q3: How was the reflection of the audience?

A3:They seem to me very interested in hearing what I had to say, in general I really like the good mood that was coming from the crowd, including some Italian tips to help me with the presentation. In the end I feel quite sorry I didn’t manage to know the feedback of the majority of the people.

Q4: We know that besides of Library you presented your country in the “Don Gaudiano” Secondary school in Pesaro. What was the difference between presenting your country to youngsters and adults?

A4: Well I think the major difference is that the curiosity of the youngsters was more focus on who are we, who are the strangers, outsiders, travellers, and maybe I think they made the mental exercise to see themselves in our place someday. In the Biblioteca it was more formal, but also more relaxed for me. The “must-be-an-example” had some effect on me for sure.

JANEK

Q1: How were your feelings to present your country to the Italian audience?

A1: I considered it equally a challenge and a chance.

Q2: Can you mention one important point from your presentation that you would like our blog readers who didn’t attend to the presentation at the Biblioteca San Giovanni to know about your country?

A2: I would like to mention that I didn’t had a chance to present the second part of my work. It was supposed to be about our common history. Something that joins two DSh_TPMP_009countries on the other sides of Alps. Like Queen of Poland- Bona Sforza, Legioni Polacche and Polish Army under gen. Anders, fighting in II World War, fighting “for our freedom and yours”.

Q3: How was the reflection of the audience?

A3: A lot of people came! I was surprised and happy to see them and later to receive interesting questions. One question/statement was extraordinary- it was given by a woman, who appeared to be a daughter of ex-soldier of Polish Army.

Q4: We know that besides of Library you presented your country in the “Don Gaudiano” Secondary school in Pesaro. What was the difference between presenting your country to youngsters and adults?

A4: Well obviously the kids knew less that adults, but they were equally interested.  And their questions were more random. Like if I know the band Toto or who famous did I met in my life.

DSh_TPMP_043The following “Ti Presento Il Mio Paese” is happening on the 2nd of December (Germania) and 16th of December (Armenia) at 5.30 pm in the Biblioteca San Giovanni. Feel free to come to get to know something new about those interesting countries.

by Khacho and Milena

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Imparo oggi, ora, così. Semplice e divertente.

Cosa fanno una ventina di adolescenti in una isola (semi)deserta della Danimarca per due settimane senza apparecchiature elettroniche? Imparano.

All’isola chiaramente c’eravamo anche noi nel 2011. Due educatrici, Laura e Monia, e tre giovani di Pesaro, Eva, Klaudio ed Elia.

anholt gruppo italiano scambio

Non si tratta del solito scambio interculturale giovanile e non perché i giovani non possono usare i cellulari né connettersi ad internet. Non perché dormono in tenda e devono cucinare da soli. L’elemento eccezionale è che i giovani non hanno un programma, né youth leader che intervengono. Hanno 14 giorni per imparare ad essere autonomi, responsabili. 14 giorni per imparare, da tutto quello che fanno ed in tutto quello che fanno.

Ad Anholt i ragazzi hanno portato le loro piccole esperienze, creato dei team più o meno affiatati ed hanno imparato a imparare, a creare e a vivere.

Durante il seminario “Informa is Normal” che si è svolto a Palma di Mallorca dal 20 al 25 ottobre si è parlato proprio di questo. Del progetto che varie organizzazioni, tra cui Vicolocorto, assieme alle università della Carinzia (Austria) e di Aarhus (Danimarca) stanno portando avanti dal 2008. The Anholt Project.

foto anholt seminario

A due anni dalla seconda edizione del progetto, dopo due pubblicazioni ed un docu-film è arrivato il momento per gli organizzatori di incontrarsi di nuovo e per lanciare il docu-film in Spagna.

Sì, perché non è stato fatto solo un progetto innovativo ma una troupe ha seguito l’intero progetto e ne ha realizzato un documentario. E tre università europee con tanto di professori e ricercatori sono sbarcati sull’isola per documentare sotto il profilo scientifico quello che stava succedendo. Come e quanto i giovani imparano ad Anholt.

Al seminario erano presenti tutte le associazioni partner del progetto: “Centre d’Estudis de l’Esplai” (Spagna), “Syddjur Ungdomsskole” (Danimarca), “Casa da Juventude – Povoa de Varzim” (Portogallo), “Verein Sozialmanagement Steiermark” (Austia), “Natur Freunde Jugend” (Germania) e “Vicolocorto” (Italia).

Non potevamo mancare i professori universitari Hubert Hollmuller (Austria), Karen Bjerg Petersen (Danimarca) che hanno curato la ricerca del 2011 (da cui è scaturita un manuale reperibile online) ed il regista James Stier insieme al cameramen Mark Lomas (Gran Bretagna).

Inoltre il gruppo italiano ha visto la partecipazione di 2 operatrici del CIOF-Centro per l’Impiego, l’Orientamento e la Formazione della Provincia di Pesaro ed Urbino, molto interessate al tema in coerenza con le attività che rivolgono ai propri utenti e che collabora con l’associazione Italiana Vicolocorto in molte attività rivolte ai giovani. Proprio a Palma un pomeriggio abbiamo incontrato uno dei giovani seguito da entrambi i servizi: dalla partecipazione ad uno scambio giovanile (Vicolocorto) alla selezione al corso per Bike Escort di una compagnia di crociere che al termine dell’esperienza l’ha assunto e che proprio quel giorno ha fatto scalo a Palma! Il mondo è piccolo. Ma potremo dire che anche tutte le esperienze servono e premiano!

L’ambizioso obiettivo della ricerca internazionale è quello di trovare un metodo per riconoscere gli apprendimenti che avvengono informalmente. Si attesta, infatti, che nella vita di una persona, circa il 70% di ciò che si apprende viene appunto dal macro-insieme di educazione informale, ossia tutto ciò che si impara senza che nessuno ci aiuti, senza libretti di istruzioni. Ciò che viene dall’istinto, dal provare, dallo sbagliare.

Tanti gli esempi che ne sono scaturiti. Tanti i bagagli che i partecipanti a “The Anholt Project” si sono riportati a casa. Chi ha imparato a cucinare, chi ha conosciuto l’amore, chi non aveva mai dormito in tenda, chi ha provato rabbia, dolore, stanchezza e felicità in maniera tanto intensa che mai prima.

Durante il seminario di Palma de Mallorca si è discusso di tutto questo. Di quanto non ci sia effettivamente un riconoscimento di questo genere di apprendimento. Ma probabilmente il riconoscimento stesso non lo renderebbe più strutturalmente informale.

La domanda principale che ci si è posta durante il seminario è stata: come continuare? Come portare avanti la ricerca? A che punto siamo del progetto? Sicuramente non è stato facile dare una risposta precisa a tutto questo e probabilmente non ne abbiamo data una esauriente, però siamo stati certi che la ricerca deve andare avanti, magari ampliando il numero di ragazzi partecipanti, magari cercando un altro luogo. Le proposte sono state tante. I risultati idem. Il docu-film girato da James e Mark sta avendo molto successo (in Danimarca è stato più volte trasmesso nelle reti televisive nazionali) e gli ex partecipanti sono entusiasti di raccontare la loro esperienza. Ciò che vorremmo è rendere il progetto decisamente formativo. Non qualcosa che possa essere scambiato come una vacanza estiva di qualche settimana. Qualcosa che formi realmente la persona del domani.

Vi siete persi il docu-film? Per chi è in Gran Bretagna basterà guardare la tv il 3 ed il 24 gennaio sulla rete nazionale inglese e ci vedrete in tv. Noi italiani invece dovremo aspettare ancora un po’, ma tenete pronti i pop-corn perché… “coming soon”!!

The Anholt Project.

Francesco e Laura

Pesaro e il nostro Futuro

Guardandosi indietro penso di poter assolutamente dire che una buona parte di giovani, ora trentenni, adolescenti tra la fine degli anni 90 e il principio del nuovo millennio, abbiano ricevuto una formazione focalizzata verso quello che si dice “partecipazione”. Se mi rivedo sedicenne, studente non tanto volenteroso all’Istituto Tecnico Agrario di Pesaro, capisco già che vedevo e non capivo quella che poteva essere la mia strada. Dalle assemblee studentesche alla partecipazione attiva a tutte (o quasi) le attività delle politiche giovanili provinciali. Spesso anche la semplice scusa di perdere un paio di ore di lezione diventava un momento formativo per il mio futuro.

Capire come si lavora in gruppo, mettere in pratica le noiosissime lezioni di grammatica inglese. Imparare una nuova lingua ed avere a che fare con la tecnologia che fino a quel momento, nella scuola, era utopia.

Eravamo sedicenni annoiati che al suon di “a Pesaro non c’è mai niente da fare” hanno trovato lo spirito aggregativo di cambiare le cose. Di sentirsi dire “No” ma anche sentirsi dare fiducia. Spesso inciampando ma pur sempre vincendo.

Piccole scappatoie quotidiane, crearsi la festa fino a crearsi un lavoro. Qualcosa di cui l’adolescente “io” non pensava assolutamente.

Risulta difficile pensare al futuro di Pesaro se non si pensa al nostro futuro nel passato. Così nacque Zoe, Vicolocorto, Periferica ecc. Avevamo in mente un futuro modellato sulle nostre esigenze, il nostro futuro collettivo, le nostre passioni che si estendono nel tempo e nello spazio. Fornire gli strumenti per rendere migliore il futuro dei giovani, per dargli una opportunità di scelta. Per capire che lamentarsi fa rimanere immobili e ti oscura il futuro. Fare ed agire lo rende più chiaro e decisamente più fruibile.

Ciò su cui dovremo continuare a batterci, noi futuribili pesaresi, sarà sempre la tecnica cui coi guardare il futuro, essere prudenti e mai smettere di sognare il nostro futuro.

D’altronde, Pesaro, è una città rinchiusa tra due colli ma abbiamo una delle reti di piste ciclabili più ampia d’Italia: la Bicipolitana!

Francesco

arnaldo-pomodoro-schizzi-per-lallestimento-della-sfera-grande-nel-piazzale-della-farnesina-1968-maxxi-archivio-enrico-del-debbio-foto-di-giorgio-benni
Arnaldo Pomodoro, schizzi per l’allestimento della Sfera Grande nel piazzale della Farnesina (Roma) – 1968