L’altra faccia del “Ritrovo dei Viaggiatori”

“Magari andiamo tutti a fare l’aperitivo?” Era la prima domanda che mi facevano in italiano e non poteva essere più giusta! Non perché mi piace la dolce vita –anche –, era per il bell’ambiente che si sentiva in quel primo incontro del “Ritrovo dei Viaggiatori” alla Biblioteca San Giovanni di Pesaro. Tutta la gente che era là era abbastanza motivata di imparare l’inglese, l’obiettivo principale dell’attività, e il mio lavoro, che non è altro che fare fluire la conversazione, è stato in tutti gli incontri abbastanza facile e divertente. Parliamo delle nostre esperienze all’estero: dove sei andata per vacanza l’anno scorso, dove vuoi andare questo Ferragosto, che cosa si mangia nel tuo paese, come è il caffè li. La risposta a quest’ultima domanda è “pessimo sempre fuori d’Italia” ovviamente, almeno per loro.

Finché la conversazione, che era solo una scusa per migliorare la lingua inglese, è diventata una maniera di fare nuovi amici e conoscere altre culture e altri modi di pensare e di vivere.

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Non bisogna dare molti dettagli sulle cose che succedono dopo il ritrovo, come l’andare all’aperitivo o a prendere un gelato. Per questo post basta dire che questa è l’altra faccia degli incontri, e che è una aiuto per noi, come stranieri, per trovare persone italiane e cominciare relazioni di amicizia attraverso cui imparare la lingua italiana. Ma anche per loro è una maniera diversa di incontrare altra gente della stessa età che altrimenti non hanno la possibilità di conoscere.

Sono arrivata a Pesaro un mese fa e questa riflessione rimane ancora nel mio pensiero. Perché la risposta della gente e così gentile in tutti i luoghi dove facciamo il progetto del Ritrovo. Magari loro la sentono così bella, non solo come uno scambio di lingua, ma anche come uno di cultura, un incontro interculturale, dove arricchire non la tasca, ma la mente.

Ah! Nel caso che qualcuno non mi crede, mi sono dimenticata di dirlo: ho già cucinato la tortilla spagnola, patata e cipolla e miracolosamente è piaciuta abbastanza (o questa è la cosa che mi hanno detto). Forse preparerò un’altra per il prossimo incontro, forse comincio a insegnare ai miei nuovi amici come cucinarla.

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Non importa. La cosa veramente notevole, la conclusione, è che nella bilancia del tempo, socializzare con sconosciuti diventa un’abitudine per crescere come persona e anche come, in questo caso, cittadino europeo. Sia per coabitare con francesi, sia per partecipare agli incontri di conversazione in inglese con locali, una si sente più vicina agli italiani e ammira le conoscenze di quelle persone che, prima di trasferirsi in Italia, non avevano per lei né faccia né sentimenti, quindi non le importavano.

In questo momento, con l’aria di paura degli stranieri che si spande sul mondo, con la minaccia dell’odio verso gli sconosciuti attraverso di movimenti politici e sociali euroscettici, credo realmente che questa non sia un’idea da scordarsi. Non va dimenticata, almeno. Non per i giovani che riconoscono che Europa ha bisogno di cambiamenti, ma che tra la sua diversità sia ancora unita e possa diventare più umana.

Maria

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