Vicolocorto

Pausa Caffeina con Fernando!

Fernando, ex volontario europeo e ora mentore dei volontari a Vicolocorto, è stato intervistato da Riccardo Manieri per Primo Comunicazione. Durante l’intervista si è parlato di volontariato, di European Solidarity Corps e di esperienze di vita all’estero. Qui di seguito, potete trovare un estratto dell’intervista.

Raccontaci cosa significa essere un volontario europeo: come funziona, come si partecipa, che cosa fate, per quanto tempo durano questi progetti?

Sì, per me un volontario europeo è quella persona che ha coraggio di uscire la sua zona di comfort per imparare. L’esperienza del volontariato è proprio questo: imparare da due forme diverse. Da un lato, puoi acquisire esperienza in ambito lavorativo, perché alla fine, un progetto di volontariato europeo non è una vacanza. Siamo qua per aiutare.

Però si impara anche: per molti volontari è la prima volta fuori dal loro paese, la loro città, dalla loro famiglia e dagli amici. Si trovano in un paese diverso, una cultura diversa e abitano con altri volontari da paesi diversi. Possono trovarsi ad abitare con una ragazza slovacca, turca, o svedese, ad esempio, quindi si viene a creare un mix culturale molto bello. Il volontario può anche mettersi alla prova perché tutti sappiamo la teoria: sappiamo che dobbiamo essere aperti al diverso, empatici, solidali, ma è grazie al progetto di volontariato che impariamo a metterlo in pratica. 

Allora, come partecipare? È molto semplice. C’è un sito relativo agli European Solidarity Corps dove si possono trovare tutti progetti attivi. Ci sono tantissimi progetti in ambiti diversi. Si sceglie perciò quale progetto si vuole fare e quando. Si possono fare progetti da due mesi fino a 12 mesi. Una volta scelto il progetto, si deve preparare un CV in inglese, ma è molto facile, quindi non abbiate paura. Il CV non serve perché l’associazione vuole vedere quale esperienze hai, è solo per capire interessi e per vedere la tua motivazione. I progetti di volontariato europeo servono proprio per fare esperienze. 

Per me questa esperienza – il volontariato europeo – è molto bella perché ti da la possibilità di esplorare l’Unione Europea. È un’opportunità per tutti. Non hai bisogno di esperienze precedenti per iniziare a lavorare. Non hai bisogno di una laurea o di altri tipi di qualifica. Perciò è davvero un’opportunità per tutti, non hai bisogno neanche di soldi. L’Unione Europea finanzia tutto: il viaggio, il cibo, la casa, corsi di formazione, il corso di lingua… Quindi, se non lo fai è perché non vuoi farlo: l’opportunità è lì per tutti. 

Hai detto un sacco di cose e hai toccato tanti aspetti molti importanti. Già dalla prima risposta ci fai capire cosa significa questa esperienza. Ovviamente hai preso un anno sabbatico dopo l’università per capire che cosa volevi fare. I miei colleghi e io vogliamo sapere perché sei andato via da Granada e anche perché sei rimasto qui in Pesaro. 

Ero sempre a Granada, sono uscito solo per motivi turistici. E in quel momento della mia vita, non sapevo cosa volevo fare. Avevo finito i miei studi e cercavo lavoro ma era molto difficile trovare qualcosa a Granada. Quindi, non avevo niente. Cercavo cosa fare. Anche i miei amici e la mia famiglia hanno provato ad aiutarmi, ma se non sapevo nemmeno io cosa volevo fare io, come era possibile che lo sapessero loro? Quindi, avevo bisogno di uscire; di trovarmi da solo perché alla fine mi trovo qui da solo. Sono indipendente. 

Quindi, sono andato su internet, ho trovato il sito di Vicolocorto ed era perfetto. Avevo già la voglia di imparare l’italiano e non avevo potuto farlo prima. Ho pensato che dovevo andare. Ho fatto il CV e il colloquio. L’ho fatto pensando che non mi avrebbero preso perché sono molto critico con me stesso. Anche il colloquio è stato particolare per me perché era in inglese. Dopo che mi hanno detto di sì, ho avuto paura. Perché quando cose di questo genere succedono, c’è sempre la paura. E con la paura iniziamo trovare le scuse. Per me c’erano: mi sono iniziato a dire che volevo rimanere a Granada, che questo progetto non era un lavoro vero. Ma dopo ho deciso e sono uscito. 

Hai usato la parola paura, in spagnolo miedo, pero questo miedo per me è proprio un segnale che è la cosa che volevi fare. Perché vuol dire che stavi andando fuori dalla zona di comfort. Quindi hai il coraggio per decidere a partire. Questo per me è la cosa più bella che hai detto, anche la cosa più importante. Hai superato la tua paura. Sei uscito e arrivato a Pesaro. Che cosa hai fatto?

Ho lavorato in un centro di aggregazione, il Centro Totem, a Villa San Martino. Quindi, si trattava di un lavoro con bambini. Era una cosa totalmente diversa e alla fine ho scoperto che mi piace moltissimo! Anche adesso, che non devo andare per lavoro, vado lì qualche volta per vedere e ho imparato moltissimo. E una volta finita l’esperienza, ho pensato che magari potrei studiare educazione all’università. Questa è una cosa che mai avrei pensato nella mia vita! Mi è piaciuto molto. 

All’inizio hai lavorato nel Centro Totem. Hai cambiato il tuo progetto? Che cosa stai facendo?

No, ho finito il progetto di volontariato e alle fine mi sono chiesto: “Che cosa voglio fare? Voglio rimanere in Italia, qui a Pesaro?” All’inizio ho pensato che mi sarebbe mancata la Spagna ma non è stato così. Quindi, ho iniziato un tirocinio a Vicolocorto, la mia associazione, e mi sono occupato di compiti amministrativi. Un anno fa, ho iniziato lavorare come mentor, quindi il mio lavoro adesso è con i volontari. Parliamo di come si sentono, della loro crescita personale, come va tra i volontari e dello shock culturale tra loro ma anche qui in Italia. Quindi, do loro un po’ di consigli, perché anche io ho vissuto questa esperienza. In generale: cosa sentono, cosa devono fare, tutto questo. 

Posso chiederti in questi anni quanti volontari sono passati per Vicolocorto e quali nazionalità? Credo che i volontari non vengano solo dalla Spagna. 

Si può dire che ho visto ben 50 volontari in due anni. No, forse di più! Ma Vicolocorto ha ospitato trecento volontari dal 2006. E per quanto riguarda le nazionalità, ci sono volontari dalla Bulgaria, dalla Svezia, dall’Estonia, dalla Lituania, dalla Slovacchia, dalla Francia, dalla Germania… un po’ di tutto. Ho abitati con altri ragazzi dalla Spagna, ma erano di regioni differenti quindi c’erano molte differenze tra noi. 

Posso chiederti, per curiosità, quando un volontario arriva in Pesaro, ha tra 18 e 30 anni, cosa fa in Pesaro durante il tempo libero? Come passa il giorno a parte il progetto?

Ovviamente c’è il orario in cui si fa attività per il progetto, e dopo si esce, non solo a Pesaro ma anche in altre città. Si posso fare dei viaggi perché alle fine, certo, sono qui a Pesaro per la maggior parte del tempo ma c’è anche modo di viaggiare. Un’altra cosa che provano a fare è incontrare i giovani locali e provare il cibo italiano. I volontari vanno spesso al Pesaro Language Exchange dove si va per parlare la propria lingua con i ragazzi locali e per imparare l’Italiano, ovviamente quando tutto questo era possibile prima della pandemia. Facciamo qui la nostra famiglia, i nostri amici. Quindi andiamo al bar e prendiamo una birra con i nostri amici, volontari e pesaresi, facciamo trekking, andiamo al Monte San Bartolo. Sì, siamo contenti qui. 

Possiamo chiedere che cosa ti ha fatto restare a Pesaro? In termini anche di quello che hai trovato nella nostra città?

Come ho detto, ho trovato una famiglia qui, sia con gli altri volontari che con i pesaresi. Per esempio i miei colleghi di lavoro Virginia, Laura, Carolina e Daniele. E non sono solo colleghi, sono più. Non solo ho imparato a lavorare ma sono anche cresciuto personalmente e anche Pesaro mi ha dato la libertà di sapere che cosa voglio fare. Una libertà, un’indipendenza. Magari Pesaro mi piace molto per le cose che mi ha dato. E per me Pesaro è il primo luogo in Italia, volevo fare il volontariato a Pesaro e non a Roma, Firenze, eccetera. 

C’è qualcosa che ti piace anche della città? Magari pensi che questa città deve anche  valorizzare di più, che è una cosa positiva, che magari in altre città non c’è. In la tua opinione, la tua esperienza. 

I pesaresi sono simpatici e la città è carina. Penso che i pesaresi sono più critici di me con la loro città ma mi piace Pesaro. Tutto è pulito e carino e mi piacciono anche le feste che fanno. Mi piace il Palio dei Bracieri! Sono andato alla Festa del Basilico perché ho abitato a Santa Veneranda … ho anche la maglietta! Ma soprattutto la cosa che mi piace più a Pesaro è la miglior pizza che io abbia mai mangiato: la pizza Rossini! 

Esatto! Io sono orgoglioso, sono con te. 

Se vuoi fare un’esperienza simile vai sul nostro sito web: http://www.vicolocorto.org/it

Per il video completo dell’intervista: https://www.facebook.com/primocomunicazione/videos/405384920870449

Sophie

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