Vicolocorto

Lettonia nel cuore: l’esperienza di Francesco

Francesco ha partecipato ad un progetto della durata di sei mesi in Lettonia, dal 9 marzo all’8 settembre. Ha fatto l’educatore nell’asilo nido. Ha assistito le insegnanti ed ha fatto lui stesso dei workshops per i bambini come lezioni d’inglese, di musica, ecc. Ha anche fatto attività all’aria aperta, creando dei giochi, o semplicemente passando del tempo con loro, avvicinandoli anche al mondo del giardinaggio. Ed ora passiamo direttamente ad ascoltare le sue parole.

-G: Ciao Francesco, grazie di esserti reso disponibile per questa intervista. Cominciamo. Come hai saputo di questa possibilità in Lettonia?

F: Ciao a te, Giulia. Il piacere è tutto mio di poter prendere parte a questa intervista. Sono riuscito a sapere di questa offerta formativa di volontariato grazie ad un passaparola. Ho un amico che vive in Lettonia, proprio vicino Gulbene, la cittadina in cui ho vissuto in questi ultimi mesi; gli avevo confidato che stavo cercando un’opportunità per poter vivere all’estero e, allo stesso tempo, di poter essere utile per qualcuno. Lui mi ha parlato di questa opportunità; ci ho pensato un po’.. e così sono andato!

G: Cosa ti ha spinto a partire, visto anche il periodo non facile della pandemia?

F: Bé, come già ti ho risposto in parte alla domanda precedente, il senso di collettività, la voglia di poter essere utile ad una causa e la mia intraprendenza mi hanno concesso di darmi la spinta per intraprendere questo progetto, nonostante il periodo difficile di clausura forzata durante quei mesi in particolare, dove aveva colpito profondamente un po’ tutti, su vari livelli.

-G: Quali erano le tue aspettative riguardo questa avventura? Sono state soddisfatte? O ne hai scoperte di nuove?

F: Non avevo particolari aspettative. Cercavo un’esperienza che potesse esaltare le mie qualità e la mia voglia di mettermi a disposizione per gli altri. Inoltre il progetto era entusiasmante. Combinava l’educazione e l’attenzione per i bambini dell’asilo nido e la cura dell’ambiente circostante: un grande giardino con annessa una piccola serra, dove sono presenti alcune specie di piante (sia da fiore, che da frutta e verdura).

-G: Come è stato l’impatto di trovarsi in un paese completamente diverso dal tuo?

F: Sicuramente il clima. È stato il primo cambiamento a cui ho dovuto far fronte, poiché sono arrivato in Lettonia durante il mese di marzo, con -20°C sulle spalle. La situazione era alquanto gelida, ma, per lo meno, la casa dove ho vissuto era molto calda, durante quel periodo. Dopodiché, come normalmente accade, avendo vissuto in un piccolo paesino di provincia, le persone erano pressoché riservate e chiuse, ma, per fortuna, c’è stata qualche eccezione!

-G: Hai avuto quindi qualche difficoltà?

F: Si, ho avuto difficoltà sotto il profilo sociale. Non è stato molto semplice all’inizio, ma poi ho incontrato alcune persone che mi sono entrate nel cuore e che, anche grazie a loro, sono riuscito ad andare avanti in questa avventura.

-G: Sicuramente in questi sei mesi saranno successe alcune cose che ti sono rimaste impresse. Hai un aneddoto divertente da raccontarci? O un momento particolarmente significativo?

F: Non ho un aneddoto divertente in particolare da poter raccontare, ma di certo una delle cose più significative di questo progetto sono stati i sorrisi dei bambini con cui ho lavorato: il sorriso di ognuno di loro; penso che sia una delle cose più belle e veritiere che ci possano essere, davvero!

-G: Pensi di aver lasciato un tuo contributo significativo?

F: Spero di sì! È una domanda a cui non potrei rispondere con assoluta certezza, ma senza ombra di dubbio, ho cercato di dare il meglio di me stesso e questo è quello che conta davvero e che rimane importante alla fine di ogni esperienza.

-G: Che cosa ti sei portato nella valigia al tuo rientro? A livello di esperienza, persone conosciute, ecc.

F: Ho conosciuto una nuova cultura, un diverso stile di vita e ho appreso molto dal punto di vista sociale, educativo e anche lavorativo. È stata la prima volta in cui mi sono trovato da solo, da straniero, ad affrontare nuove sfide e ad aver preso parte ad un progetto, dove poche volte avevo riscontrato certe problematiche nella mia vita e che in Lettonia si sono rivelate concrete: il dover organizzare attività partendo da zero, svolgere compiti mediamente complicati con diverse responsabilità, ecc. Inoltre devo ringraziare l’associazione “Vicolocorto” per aver accettato la proposta di questo progetto ESC (Corpo Europeo di Solidarietà): senza la loro collaborazione, non avrei potuto vivere questa esperienza. Ringrazio particolarmente Carolina per il suo prezioso aiuto. Non da meno, ringrazio anche l’organizzazione ospitante di Gulbene “Auseklitis”, per tutto l’impegno mostrato nel potermi accogliere e integrare in questa nuova realtà; in particolar modo vorrei citare la mia coordinatrice di progetto, Ilze, la direttrice e la vice-direttrice dell’asilo nido, Vija e Marina, le maestre, Agnese e Anita, e tutto il personale scolastico. 

G: Consiglieresti di fare questa avventura? Se sì perché?

F: Assolutamente sì, perché l’Erasmus (l’ESC, come in questo caso) apre nuovi orizzonti e nuove prospettive per la propria persona. Auguro che sempre più giovani in futuro possano intraprendere questa esperienza, usufruire dei suoi vantaggi e che possa soprattutto arricchire il loro bagaglio di vita.

Giulia

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