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Il Progetto di Volontariato ESC alla Croce Rossa di Pesaro: l’esperienza di Yaiza

Oggi abbiamo qui insieme a noi una delle volontarie European Solidarity Corps (ESC) che sta facendo il suo progetto di volontariato alla Croce Rossa di Pesaro e rimarrà in Italia per nove mesi. Grazie a lei cercheremo di descrivere più da vicino il mondo ESC, partendo dalla sua esperienza, perché non c’è niente di meglio che ascoltare direttamente i volontari che prendono parte a questo viaggio emozionante.

Yaiza, benvenuta e grazie di averci dato la tua disponibilità per questa intervista.

Allora Yaiza, come sei venuta a sapere di questa opportunità di volontariato?
A dire la verità ne sono venuta a conoscenza grazie ad un amico che l’aveva già fatta qualche anno fa e mi ha consigliato di farlo. In quel momento vivevo nelle Asturie e così mi sono messa in contatto con un’associazione che opera lì e si occupa dell’orientamento e di tutta la burocrazia, la Conceyu de Mocedá de Gijón.

Quale nuovo lato di te stai scoprendo?
Sto scoprendo molto su me stessa, prima di venire ero talmente occupata che vivevo giorno per giorno senza rendermi conto realmente di cosa veramente voglio fare e di cosa mi rende veramente felice. Questa esperienza ti permette di riflettere su questioni importanti tipo questa. Sto scoprendo diversi modi di vedere la vita. Puoi conoscere molta gente da diversi paesi con diversi modi di vivere e questo ti fa rendere conto che non esiste una sola opzione, ma ce ne sono molte. Un altro aspetto è quello di essere consapevole che questa esperienza avrà una fine, così apprezzo ogni dettaglio e vivo con intensità qualsiasi momento e questo mi ha fatto capire che è importante vivere il presente. Dall’altra parte in questo progetto di volontariato convivi con persone di generazioni diverse, una cosa che non succede normalmente, e questo ti permette di capire che tutti possono darti molto di più rispetto a quello che pensavi.

Come ti trovi qui in Italia? Hai riscontrato delle grandi differenze con il tuo paese di origine?
L’Italia mi sta offrendo molte cose meravigliose… è un paese pieno di colori, natura, gente allegra, molto ricco a livello gastronomico, paesaggi stupendi, vie pittoresche. Mi trovo molto bene qui, mi piace vedermi coinvolta in questo ambiente.
Vengo da una nazione vicina, però è certo che io non conoscevo nulla di più di qui che si mangia pasta e pizza, quindi sì mi sono resa conto che abbiamo molte cose in comune ma anche molte cose che ci rendono diversi. Come per esempio, piccole cose come il modo di salutare la cultura culinaria, la forma di cortesia, il modo di gesticolare quando si parla, ed altre più profonde come il sistema sanitario, quello educativo… Poi per parlare di una differenza sostanziale dire del ruolo della donna nella società italiana, per esempio in alcuni ambiti lavorativi dove la donna è reticente a farne parte, o per quanto
riguarda le molestie per strada, mi ricordano la Spagna degli anni ‘90.


Che apporto pensi di portare alla Croce Rossa di Pesaro?
Una delle attività che facciamo all’interno del progetto di volontariato è quello del progetto personale. Si tratta di sviluppare un’idea che possa aiutare l’associazione o ospitante o la società in generale. Grazie al mio bagaglio di studi nell’ambito della psicologia, sto cercando di sviluppare cos’è e come può influenzare lo stress riguardo il nostro quotidiano, molto di più di quanto si immagina, includendo un’auto-pratica da fare per poterlo affrontare da soli o fare in modo che ci condizioni il meno possibile. Come prima cosa farò un’intervista ai volontari per sapere cos’è quello che affrontano loro tutti i giorni e da lì cercare di sviluppare un contenuto applicato poi al loro ambito
lavorativo. Oltre a questa attività mi piacerebbe portare la mia attitudine positiva, partecipazione e il mio tempo.

Quale consiglio daresti a chi vuole partire per questa esperienza?
Semplicemente essere sé stessi e non dimenticare il motivo per cui siamo lì, non perdere il focus. Fare volontariato implica, nella maggior parte dei casi, uscire dalla tua zona di comfort. Andrai per esempio a vivere in un paese con una cultura diversa dalla tua, con un clima a cui non sei abituato, e provare cibi che non hai mai mangiato a casa tua. Andrai inoltre a fare lavori di cui non sai niente o quasi. Conoscerai gente che non parla la tua lingua, o che è fatto in una maniera totalmente diversa da te. E non deve necessariamente essere di un’altra nazione. Può essere nato nella tua stessa città ed avere comunque un modo di vivere totalmente diverso dal tuo. Non ti precludere nulla. Prendi ogni secondo come un momento di apprendimento. Non c’è un’unica verità, ma molte. E sai cosa? Tutte devono essere rispettate.
Dall’altra parte è come una montagna russa di emozioni e quindi è molto importante accettare questi sentimenti e lasciarli fluire e non lasciare che rimangano bloccati. Infine direi che è molto importante avere un buon equilibrio tra fare attività con gli altri volontari e fare cose per te stesso, conoscere un po’ di più la città e i suoi dintorni da solo. Soprattutto godersi ogni cosa. Ogni secondo. Ogni minuto. Ogni ora della tua esperienza. Goditi il tempo mentre fai le attività del volontariato, ma anche quando non stai lavorando. Goditi la gente che incontrerai. Approfitta di ogni esperienza, ogni momento, di ogni aneddoto. Conoscerai persone che diventeranno tuoi amici per la vita. Non farti problemi non necessari. Non porti limiti. Divertiti.


Pensi che questa opportunità ti faccia crescere a livello personale?

Senza alcun dubbio. Questa opportunità ti da molte cose a livello professionale, abilità linguistiche, gestione delle crisi, però soprattutto a livello personale. Reincontrarsi con sé stessi, un viaggio di auto-conoscimento che ti farà crescere irrimediabilmente molto.

Come ti trovi all’interno della realtà della Croce Rossa? Ti piace fare attività lì?
La Croce Rossa svolge un lavoro necessario per la comunità e per questo mi sento molto fortunata ad avere questa opportunità ed a collaborare dall’interno. Le attività che facciamo fanno parte dell’ambito sociale e tra queste abbiamo a che fare con le persone anziane di una casa di riposo e l’altra è la collaborazione con un’associazione che si occupa di persone affette da Alzheimer. Poi lavoriamo anche con bambini autistici, famiglie con difficoltà economiche, persone che vivono per strada. Sono attività diverse e questo mi permette di apprendere molto da ognuna di esse.

Se dovessi descrivere il tuo percorso di volontariato europeo con una parola quale sarebbe?
Crescita, perché ogni giorno con i volontari apprendo qualcosa di nuovo, sempre in continuo cambiamento e qui è molto evidente. Questo suppone un grande apprendimento e infine una grande crescita. Ero curiosa quindi per aggiungere altro, ho fatto questa stessa domanda in forma casuale, in questo stesso istante ad altri quattro volontari che adesso sono qui e le loro risposte sono state intenso, intensità, dinamico e incredibile. In questo modo potete vedere che quello che vi ho detto è condiviso anche dagli altri. A livello più personale lo potrei descrivere con la parola gratitudine perché
ogni giorno che mi sveglio e dico “Buongiorno Pesaro” dalla mia finestra penso grazie, grazie e grazie. Mi sento molto grata per tutto quello che sto vivendo durante questo volontariato. Vedo i rami del mio albero che crescono e crescono. Tutta la gente meravigliosa che sto conoscendo, quello che mi stanno dando, e le opzioni che adesso vedo per quando tutto questo finirà.

Hai avuto o stai avendo delle difficoltà all’interno del tuo progetto?
Non sempre tutto è rose e fiori. Pensavo di essere una persona che si adatta molto facilmente e molto sicura di sé, ma non è così ed è una cosa che ho scoperto. Devo dire che il non sapere usare bene una lingua ti condiziona molto e ti porta molto stress e questo mi ha anche portato ad avere dei problemi di salute. Ci sono stati molti momenti in cui avrei voluto esprimere come mi sentivo, dare la mia opinione però mi sono sentita molto limitata nel farlo a causa del problema linguistico che ha solo aumentato le mie insicurezze. Qui tutto si vive molto intensamente. Tutta una vita rappresentata in poco tempo. Gente che arriva, gente che se ne va, momenti euforici, altri di tristezza, altri di malinconia. In più mentre sei qui a viverti la tua “vita parallela”, la vita che hai lasciato nel tuo paese di origine continua, accadono cose con la tua famiglia, i tuoi amici, e devi saper accettarlo nella miglior maniera possibile. Ci saranno giorni in cui ti sentirai frustrato, dove ti mancheranno i tuoi cari, dove ti sentirai colpita da eventi esterni verso i quali non hai potere. E può anche succedere, e non è il mio caso, che quello che speravi per la tua esperienza non accada. Ma non disperarti, anche dagli insuccessi si impara. Come ultima cosa, aggiungo che andrai a convivere con altri volontari in un’unica casa, ognuno con le proprie abitudine, le proprie routine, e tu con le tue, quindi bisogna adattarsi con quelle di tutti.

Per concludere, perché secondo te tutti dovrebbero provare l’esperienza di volontariato all’estero?
Questa esperienza è la migliore della mia vita. La consiglio al 100%. L’opportunità che si vive è unica. La consiglio a tutti quelli che vogliono scoprire sé stessi, conoscere gente, imparare una nuova lingua, o semplicemente uscire dalla propria zona di comfort per vedere tutto da un’altra prospettiva e così capire quale possa essere il passo successivo nella propria vita. Però credo che dopo questa intervista i motivi sono stati ben espressi.

Giulia

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