Vicolocorto

Un anno alla Croce Rossa di Cingoli: l’esperienza di Markel Soler

Oggi abbiamo l’opportunità di avere un’altra testimonianza riguardo ai progetti di volontariato dei Corpi Europei di Solidarietà. Il nostro intervistato di oggi è Markel Soler, catalano, che sta per terminare il suo progetto di volontariato di quasi un anno alla Croce Rossa di Cingoli. Andiamo a scoprire insieme attraverso le sue parole come è stata la sua esperienza!

G: Ciao Markel! È veramente bello averti qui per questa intervista. Potrebbe essere strano per te che sia io a farti le domande dato che sono ancora per un po’ la tua mentore ed insegnante di italiano. Comunque, grazie per aver accettato di raccontarci la tua esperienza di quasi un anno alla Croce Rossa di Cingoli. Credo possiamo cominciare quindi. 

M: Grazie a te Giulia. Mi fa piacere poter raccontare il mio percorso.

G: Come hai saputo di questa opportunità?

M: Prima di arrivare qui avevo deciso di prendermi un anno sabbatico e una pausa dagli studi. Ero abbastanza deluso dal sistema educativo convenzionale così ho deciso di provare cose diverse. Il mio primo pensiero è stato il volontariato, ma non sapevo nulla o quasi al riguardo. Nel mio paese c’è un centro informativo per i giovani: loro mi hanno messo in contatto con la mia attuale associazione di invio e sempre loro poi mi hanno parlato dei progetti ESC.

G: Sei stato in grado di esplorare dei nuovi lati di te?

M: Assolutamente si. Posso catalogare questa esperienza come una svolta nella mia vita. Ha cambiato e strutturato molti miei punti divista e ideali (e dovrei aggiungere in meglio). Credo di poter affermare con certezza che adesso sono una persona totalmente diversa rispetto a quando ho iniziato questo progetto. 

G: Come ti sei trovato in Italia? È stato difficile inserirsi nella comunità locale di un piccolo paese?

M: Per quanto riguarda la cultura, il mio paese e l’Italia non sono poi così diversi. Mi sono sentito incluso e non ho avuto molti problemi ad immergermi nell’ambiente circostante. Sicuramente ho dovuto imparare una nuova lingua, che quindi ha ritardato la mia piena immersione nella nuova comunità, ma alla fine è andato tutto bene.

G: Cosa pensi di aver portato alla Croce Rossa di Cingoli?

M: A parte un altro paio di mani per aiutare, mi piace pensare a me stesso come una persona amichevole, energetica e gioiosa, e spero che la mia energia positiva abbia avuto un qualche impatto sulle altre persone!

G: Quale consiglio daresti alle persone che vogliono fare questa esperienza?

M: Il mio consiglio potrebbe essere influenzato dalla magnifica esperienza che ho potuto vivere qui, perché so che non tutti i progetti o le comunità sono divertenti e gentili come quella in cui mi trovo io, quindi prendete quello che dico con le pinze, ma vorrei dire a tutti semplicemente di farlo, ci sono molte esperienze che ancora dovrete vivere e persone meravigliose che ancora non avete conosciuto, quindi non lasciatevi sfuggire questa opportunità.

G: Pensi che questa esperienza ti abbia fatto crescere a livello personale?

M: Positivamente, sì. Come ho detto prima, questa esperienza mi ha cambiato in meglio in molti modi. 

G: Ti senti parte della Croce Rossa dopo un anno? Ti sono piaciute le attività lì?

M: Sì certo. Penso che chiunque sia stato qui per un lungo tempo come me si sia sentito accolto da questa comunità e si senta parte della Croce Rossa. Ovviamente, non direi che l’obiettivo principale delle attività fosse il divertimento (non mi sono solo divertito, c’è del lavoro da fare) e poi la pandemia che ha rallentato molte attività, nonostante tutto mi è piaciuto passare il tempo a disposizione della Croce Rossa. 

G: Se dovessi descrivere la tua esperienza di volontariato europeo con una sola parola, quale sarebbe?

M: Trasformazione.

G: Hai avuto qualche difficoltà in questo tuo periodo qui?

M: È stata la prima esperienza dove sono stato all’estero da solo e lontano da casa per così tanto tempo. Ed anche se non vorrei ammetterlo, è stato difficile stare lontano dai miei amici e dalla mia famiglia, specialmente quando qualcuno di loro stava passando dei momenti difficili ed io non potevo essere lì per loro. 

G: Per concludere, perché tutti dovrebbero provare l’esperienza del volontariato europeo?

M: Direi che chi non è pronto ad investire nella prospettiva di aiutare gli altri senza chiedere niente in cambio, non deve fare un progetto di volontariato. Penso, però, che tutti quelli che rientrano in questi parametri devono assolutamente imbarcarsi in quest’avventura che ti cambia la vita! Niente può essere paragonato all’incontrare nuove culture e nuove persone.

Giulia

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