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Vicolocorto va all’Università di Urbino!

Il “Career Day” si è svolto il 16 Novembre 2017 a Urbino presso l’Università degli Studi “Carlo Bo”. Si tratta di un evento annuale e il suo scopo è quello di far conoscere agli studenti dell’Università di Urbino (quindi a ragazzi dai venti ai trenta anni di età) tutte le possibilità lavorative, di formazione, di tirocinio e anche di volontariato che possono fare dopo il conseguimento della laurea. Durante questi due giorni, l’Università di Urbino ospita aziende, associazioni ed enti che offrono opportunità lavorative e non lavorative agli studenti. Quest’anno Vicolocorto è stato invitato a parlare dell’opportunità di Volontariato Europeo e Carolina, la tutor EVS di Vicolocorto, ha risposto ad alcune delle nostre domande sull’evento.

Vicolocorto ha lo stesso scopo della maggioranza delle associazioni presenti al “Career Day”?

Vicolocorto è un po’ un outsider al Career Day, perché noi non offriamo lavoro ovviamente, ma offriamo comunque delle opportunità. Ha lo stesso scopo nel senso che offriamo possibilità ai giovani dopo la loro laurea, però non siamo conosciuti come la realtà di un’azienda che offre lavoro, quindi diciamo che “Career Day” significa “giornata della carriera” e che noi non offriamo lavoro, ma possiamo comunque offrire delle opportunità per il futuro.

Perché è così importante che Vicolocorto partecipi a questo evento?

Perché abbiamo la possibilità innanzitutto di far conoscere una realtà di educazione non formale all’interno di un ambiente che lavora quasi esclusivamente con l’educazione formale, ovvero un percorso universitario accademico. Io mi sono ritrovata a parlare durante un seminario dove intervenivamo in cinque dei quali io ero l’unica persona giovane e l’unica persona che non era un insegnante. Gli altri erano tutti professori che parlavano di Erasmus e lavoro; io parlavo di opportunità all’estero di volontariato. Quindi sono riuscita a far conoscere una realtà differente da quello di cui, di solito, si parla all’interno dell’università. Perciò, entrare all’università e parlare di SVE, corsi di formazione, educazione non formale, mobilità giovanile è un risultato, perché finalmente anche i professori e gli stessi studenti si rendono conto che esiste anche questa realtà, oltre all’Erasmus, all’Erasmus Mundus o al  tirocinio universitario.

Secondo te, di cosa hanno più bisogno questi studenti?

La descrizione dello SVE ha riscosso un gran successo perché ancora lo conoscono in pochi, tantomeno i professori. Ci sono state tante domande e tanto interesse. Anche alla fine del seminario, che è durato un’ora e mezzo, molti ragazzi sono venuti da me, fermandomi, dicendomi, chiedendomi… perchè è una realtà accessibile a tutti. Non c’è bisogno di grandi soldi, di determinati voti, non c’è bisogno di requisiti. In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo questo è importante. Invece di uscire dall’università e avere delle offerte di lavoro, i giovani hanno bisogno di fare un’esperienza per acquisire le competenze infrasettoriali. Quindi è un argomento attraente, quello di un volontariato formativo all’estero, è una proposta accessibile.

Cosa pensi che gli studenti abbiano imparato?

Questa è una domanda difficile, nel senso che spesso ti trovi a raccontare come funzionano questi progetti. Poi ti approcciano e ti dicono “ok, quindi quanti anni devo avere per fare questa cosa?” e ti rendi conto che il messaggio passa in parte, cioè, alcune informazioni non vengono recepite o ascoltate durante un incontro formativo. Quindi sicuramente la cosa interessante è che andando in queste realtà, sia nella scuola che nell’università, fai passare un messaggio, poi chi lo vuole cogliere sa che esiste e ha tutti gli strumenti necessari per andare a ricercare oppure per contattare Vicolocorto o qualsiasi altra associazione che lavora con lo SVE.

Cosa ti è piaciuto di più di questo giorno? Qual è stata la cosa più notevole di questo giorno?

Essere chiamata Dottoressa perché in Italia quando ti laurei vieni chiamato dottore! Scherzi a parte, è stato interessante guidare per la prima volta un dibattito all’interno di un sistema universitario quindi essere dall’altra parte. Fino a qualche anno fa io ero nel pubblico e adesso invece essere la persona che dà delle possibilità e delle informazioni dall’altra parte è stimolante. In secondo luogo, è bello trovarsi insieme a professori rinomati con molti studi sulle spalle, e poi in realtà vedere che l’offerta che viene dalla ragazza giovane, dall’associazione che magari in confronto alla realtà universitaria non è nulla, attrae molto. Questo è stato interessante. In terza ed ultima istanza la reazione dei professori. Lo stupore di queste persone che lavorano nell’ufficio Erasmus, nell’ufficio Relazioni Internazionali dell’Università, e non sanno niente dello SVE, non sanno niente di questa piccola fetta di Erasmus+, che mi dicono ‘’Che bello! Non sapevo di questa opportunità, grazie mille di avercela fatta conoscere anche a noi’’. Penso che sia stata una soddisfazione abbastanza grande, è stata una giornata veramente interessante.

Secondo Carolina la partecipazione di Vicolocorto al “Career Day” è stata un successo. Molti giovani erano interessati a saperne di più sul volontariato all’estero. Poi i frutti, se qualcuno tornerà, ne parlerà, avrà capito materialmente l’importanza che può avere un’esperienza di questo genere, si vedranno in futuro. E quando quel giorno arriverà, sicuramente si, sarà un successo.

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Demi e Filipa

 

 

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EVS project “WrocLove Science” came to an end!

An EVS project “WrocLove Science” in Wroclaw, Poland came to the end.
It was an educational initiative aimed at young people starting their careers. The aim of the project was to acquire practical knowledge, skills and attitudes difficult to gain while studying but in the same time sometimes necessary in the labor market. The project was attended by four volunteers – two from Italy and two from Spain. The task of the volunteers was work with students and pupils at risk of social exclusion. Vicolocorto was a partner in this project.
The program was designed to enable participants to develop on many levels. During the project volunteers, with the support of the Foundation staff and based on their experience and scientific programs of Omniveda Foundation, have prepared an educational program for school children struggling with economic and geographical difficulties. Volunteers have been comprehensively prepared to perform their tasks through participation in numerous training sessions, workshops and study visits. During the classes volunteers provided also various information about their country, culture, language, their passions and fields of interests. As a result of it the program of their volunteering has gained an intercultural dimension, which has had a great impact on enhancing world curiosity, understanding for diversity and respect for cultural differences among children and young people taking part in workshops.
The culmination of the workshops was the organization of summing-up mini-academies in each of the partner schools, which was attended by teachers and school principals, parents, but also representatives of the Department of Education of the City of Wroclaw. During the academies kids were able to show their learning outcomes and achievements as well involve wider local community into participation of the project. The results of the project were also a blog run by participants and promoting results of the project and encouraging the participation of young people in volunteering programs. Another result was a movie presenting the project “WrocLove Science” in Wroclaw. Each of the volunteers created their own dossier, collecting the results of their half-year stay on the EVS project in Wrocław as well as the individual youthpass certificate.  

Interested in the project? Check the blog here: https://wroclovescience.wordpress.com/ or/and watch the movie: https://youtu.be/HfWIzRORi9M

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L’altra faccia del “Ritrovo dei Viaggiatori”

“Magari andiamo tutti a fare l’aperitivo?” Era la prima domanda che mi facevano in italiano e non poteva essere più giusta! Non perché mi piace la dolce vita –anche –, era per il bell’ambiente che si sentiva in quel primo incontro del “Ritrovo dei Viaggiatori” alla Biblioteca San Giovanni di Pesaro. Tutta la gente che era là era abbastanza motivata di imparare l’inglese, l’obiettivo principale dell’attività, e il mio lavoro, che non è altro che fare fluire la conversazione, è stato in tutti gli incontri abbastanza facile e divertente. Parliamo delle nostre esperienze all’estero: dove sei andata per vacanza l’anno scorso, dove vuoi andare questo Ferragosto, che cosa si mangia nel tuo paese, come è il caffè li. La risposta a quest’ultima domanda è “pessimo sempre fuori d’Italia” ovviamente, almeno per loro.

Finché la conversazione, che era solo una scusa per migliorare la lingua inglese, è diventata una maniera di fare nuovi amici e conoscere altre culture e altri modi di pensare e di vivere.

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Non bisogna dare molti dettagli sulle cose che succedono dopo il ritrovo, come l’andare all’aperitivo o a prendere un gelato. Per questo post basta dire che questa è l’altra faccia degli incontri, e che è una aiuto per noi, come stranieri, per trovare persone italiane e cominciare relazioni di amicizia attraverso cui imparare la lingua italiana. Ma anche per loro è una maniera diversa di incontrare altra gente della stessa età che altrimenti non hanno la possibilità di conoscere.

Sono arrivata a Pesaro un mese fa e questa riflessione rimane ancora nel mio pensiero. Perché la risposta della gente e così gentile in tutti i luoghi dove facciamo il progetto del Ritrovo. Magari loro la sentono così bella, non solo come uno scambio di lingua, ma anche come uno di cultura, un incontro interculturale, dove arricchire non la tasca, ma la mente.

Ah! Nel caso che qualcuno non mi crede, mi sono dimenticata di dirlo: ho già cucinato la tortilla spagnola, patata e cipolla e miracolosamente è piaciuta abbastanza (o questa è la cosa che mi hanno detto). Forse preparerò un’altra per il prossimo incontro, forse comincio a insegnare ai miei nuovi amici come cucinarla.

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Non importa. La cosa veramente notevole, la conclusione, è che nella bilancia del tempo, socializzare con sconosciuti diventa un’abitudine per crescere come persona e anche come, in questo caso, cittadino europeo. Sia per coabitare con francesi, sia per partecipare agli incontri di conversazione in inglese con locali, una si sente più vicina agli italiani e ammira le conoscenze di quelle persone che, prima di trasferirsi in Italia, non avevano per lei né faccia né sentimenti, quindi non le importavano.

In questo momento, con l’aria di paura degli stranieri che si spande sul mondo, con la minaccia dell’odio verso gli sconosciuti attraverso di movimenti politici e sociali euroscettici, credo realmente che questa non sia un’idea da scordarsi. Non va dimenticata, almeno. Non per i giovani che riconoscono che Europa ha bisogno di cambiamenti, ma che tra la sua diversità sia ancora unita e possa diventare più umana.

Maria